lunedì 30 maggio 2011

Censura siamo all'inizio della FINE

All’inizio di maggio una sentenza della prima sezione penale della Corte di Appello di Catania ha equiparato un blog ai giornali di carta. Dunque commette il reato di stampa clandestina chiunque abbia un diario in Internet e non lo registra come testata giornalistica presso il tribunale competente, come prevede la legge sulla stampa n 47 del 1948.
Quindi anche chi scrive sulla propria pagina di FB.
In Italia ci sono oltre 50 mila blog. Soltanto BlogBabel ne monitorizza 31 mila. Nel mondo esistono almeno 30 milioni di blog e forse sono anche di più. I blog nascono come diari liberi on line, può aprirne uno chiunque. Una casalinga. Uno studente. Un professore universitario. Un operaio. Un filosofo. Chiunque. Ma adesso in Italia non è più possibile e possiamo dire che inizia il Medioevo Digitale. Nel mondo arabo i blog e i social network hanno acceso il vento della democrazia, il presidente americano Barack Obama plaude il valore di Internet e la libertà d’informazione, Wikileaks apre gli archivi segreti delle diplomazie, e noi, in Italia, in un polveroso palazzo di giustizia, celebriamo la morte dei blog.

Credete che la riunione del G8, svoltasi in Francia di recente abbia avuto un solo interrogativo, il bene del MONDO? No al contrario ci sono stati dei punti all'ordine del giorno che avevano una certa urgenza, tra questi il più importante era quello di mettere il bavaglio ai BLOGGER di tutti il mondo, incominciando da quelli ITALIANI, FRANCESI, AMERICANI!!!

Qualcuno quando inventò internet aveva pensato ad un mondo libero da tutte le forme di censure, un modo per comunicare velocemente, ma come potete osservare e constatare di persona tutti quanti il primo ABUSO di potere lo ABBIAMO avuto proprio qui in SICILIA, grazie al TRIBUNALE di CATANIA.

A Noi tutti è lasciata ormai la libertà di fare i MEDIOCRI, del resto non ci dobbiamo proprio preoccupare, siamo in buone MANI!

venerdì 27 maggio 2011

TOMA LA CALLE

In soli 5 giorni abbiamo raccolto l’entusiasmo e la voglia di
partecipare di oltre 60 città italiane.
Nelle rispettive piazze, i sostenitori di Italian Revolution si incontrano quotidianamente, l’agenda completa è pubblicata sul sito.

Oltre 20.000 persone hanno aderito alla nostra campagna e la pagina facebook nazionale ha superato 10milioni di visite!

La natura del movimento è pacifica e rifiuta le
bandiere partitiche.
Soprattutto evitiamo attentamente di
fornire a media e politici occasioni per delegittimare il movimento
stesso e minarne la credibilità. Non sarà consentita alcuna
strumentalizzazione dagli attuali partiti che, fra l’altro, non ci
rappresentano.

All’interno del movimento coesistono giovani e adulti con esperienze politiche
differenti, ma tutti concordano nell’insoddisfazione del metodo
politico di questa classe dirigente, in modo trasversale.

Sarà una rivoluzione matura, che farà tesoro dell’esperienza senza
perdersi in proposte controproducenti. Sarà dunque inattaccabile e
originale. Riuscirà a convincere i singoli che con la passione si
possono cambiare le cose.
Non è solo un movimento di protesta ma soprattutto di proposta.

Questa è la rivoluzione del merito e del pensiero.


giovedì 19 maggio 2011

Movimento 5 Stelle



Sono anni ormai che lo dico, era un secolo che non si vedeva il vero Popolo, incazzato e in disaccordo con i fanta-politici Italiani. Come si può Governare un paese, quando gli interessi personali arrivano prima??
Questa è una domanda che mi sono sempre posto, ma ogni volta che fermavo un politico o un fanta-politico (che è meglio) ponendo la domanda: "Ma come si può governare un paese, quando gli interessi personali arrivano prima??" ... Esso/a faceva spallucce senza poter dare una giusta risposta ad una giusta domanda!!!

Ora però gli trema il CULO a tutti questi ipocriti, che per anni hanno succhiato direttamente dal collo, il sangue dei cittadini ignari; ora fanno spallucce e dicono ma io non potevo... Ma io ho cercato.. Ma IO!!!

Scuse, scuse... ed ancora scuse!!!

Ora che il Popolo ha finalmente trovato la giusta forma di esprimersi... ora che il Popolo ha trovato il giusto equilibrio per riprendersi in mano la propria vita, orA PER TUTTI VOI FANTA-POLITICI è ARRIVATA L'ORA DI PAGARE IL CONTO!!!

martedì 26 aprile 2011

Referendum 2011, i quattro quesiti. Si vota il 12 e 13 giugno


Pubblicati nella Gazzetta ufficiale del 4 aprile 2011 i decreti presidenziali che indicono i referendum popolari i cui comizi elettorali sono convocati per il giorno di domenica 12 giugno 2011, con prosecuzione delle operazioni di votazione nel giorno di lunedì 13 giugno 2011.

Le denominazioni sintetiche, formulate dall’Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte Suprema di Cassazione, in relazione a ciascuno dei quattro quesiti referendari dichiarati ammissibili:

a) referendum popolare n. 1
Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica. Abrogazione;
b) referendum popolare n. 2
Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma;
c) referendum popolare n. 3
Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme;
d) referendum popolare n. 4
Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.

Vi Ricordo che per i REFERENDUM si vota si se si è favorevoli alla ABROGAZIONE.

venerdì 15 aprile 2011

Zeitgeist "Mind the Gap" Messina, un piccolo passo per un grande cambiamento.



Zeitgeist (The Zeitgeist Movement) è un movimento sociale apartitico, aconfessionale e no-profit (senza profitto), che ha come obiettivo quello di rendere consapevole la società del cambiamento necessario a livello globale per il bene di tutti gli esseri umani.
Il movimento sostiene che nazioni, governi, razze, religioni, credi e classi sociali sono distinzioni fasulle, e promuove invece l'unità fra le persone attraverso una concezione comune della natura. Nella newsletter del luglio 2010 si definisce così : il Movimento Zeitgeist è una organizzazione per la diffusione della sostenibilità che si ispira all'idea di società del Venus Project di Jacque Fresco
Il Movimento Zeitgeist propone la transizione verso un nuovo sistema sociale chiamato Economia basata sulle risorse, che prevede di basare l'organizzazione sociale sulla gestione e preservazione delle risorse naturali come punto di partenza per tutte le decisioni importanti. Inoltre auspichiamo di vedere la scienza e la tecnologia applicate liberamente per il benessere sociale, compreso l'impiego della scienza nella riprogettazione del lavoro, la produzione e la distribuzione, cioè dell'intera industria in generale.
Questo può essere raggiunto attraverso un approccio da Teoria dei sistemi alla gestione globale delle infrastrutture. La politica, come la concepiamo oggi, è considerata dal Movimento come obsoleta, nient'altro che un sottoprodotto delle relazioni umane secondo costumi antichi, che precede l'avvento della comprensione scientifica moderna. La politica preferisce per sua natura le opinioni ai fatti. In altre parole, il governo odierno agisce sulla base di interessi, non secondo il ragionamento scientifico oggettivo.
Il movimento è descritto del suo sito come il braccio attivista del Venus Project, un'organizzazione no-profit fondata dal designer industrial e ingegnere sociale Jacque Fresco.
Il 27 agosto 2010, il movimento dichiara di avere circa 452.000 membri da 192 paesi e regioni in tutto il mondo, guadagnando circa 1.000 iscritti nuovi ogni due giorni.
Il Movimento Zeitgeist è stato ispirato dalla risposta sociale del film di Peter Joseph Zeitgeist: the Movie e Zeitgeist: Addendum. Tuttavia, è stato Zeitgeist Addendum ad introdurre per primo il Venus Project. Una chiara distinzione viene delineata tra il lavoro del movimento e le questioni sollevato nei film di Joseph, tanto da prenderne le distanze ed essere un'entità a parte, pur mantenendo la parola "Zeitgeist" nel nome.
Anche qui a Messina città in cui vivo ormai da più di un decennio si è sentita la necessità di dare vita ad un movimento Zeitgeist. Senza politica, senza convinzione di credo, senza preconcetti, vogliamo dare una risposta netta ed inequivocabile ad una comunità che ormai da molto tempo vive assopita sotto la pressione o la repressione che determinate fasce politiche e sociali hanno introdotto, impedendo la crescita e non dando spazio a nuove idee, nuovi progetti, e significativi cambiamenti.
Rispettando tutte le linee madre dettate dal Movimento Nazionale ed Internazionale, Messina oggi è pronta a realizzare il proprio progetto Zeitgeist.

domenica 6 marzo 2011

La guerra è alle porte!!!


Il colpo di stato del 1969 che porta al governo Gheddafi conduce anche alla riapertura del contenzioso con l'Italia sul passato coloniale. La nuova giunta militare sfrutta l'Italia come "nemico esterno" per cementare il consenso interno, attraverso iniziative propagandistiche quali la confisca dei beni (compresi i contributi previdenziali) e l'espulsione degli italo-libici, e l'istituzionalizzazione del "giorno della vendetta".

Il nodo centrale del rapporto politico resta la pretesa libica di risarcimenti per i danni causati dagli italiani nel corso della colonizzazione e delle guerre combattute su suolo libico. La questione ha ispirato diverse discussioni: se l'attuale Libia (mai indipendente prima del 1951) era internazionalmente riconosciuta come parte del territorio italiano, i danni provocati dalle operazioni militari italiane degli anni venti e trenta, nonché della Seconda guerra mondiale sul fronte nordafricano, avrebbero colpito lo stesso territorio italiano e non quello di un altro Stato, tra le altre cose nessuno stato europeo ha mai pagato dei soldi per dei presunti danni derivati dal possesso coloniale di un altro territorio ora indipendente.
In egual misura l'Italia potrebbe chiedere dei danni all'attuale governo libico per i danni derivati dalle numerose rappresaglie dei ribelli libici durante il periodo coloniale, essendo richieste alquanto assurde sono state accantonate.
A queste singolari richieste si contrappone anche la necessità di mantenere un rapporto politico disteso, per una serie di motivi: l'importanza delle operazioni di estrazione del petrolio che l'ENI avviò in Libia sin dal 1956, la possibilità di collaborare nella lotta contro il fondamentalismo ed il terrorismo, la ricerca della stabilità nel Mediterraneo.

Nel 1970, dopo l’avvento della rivoluzione libica, gli oltre ventimila italiani residenti in Libia sono stati espulsi dal Paese e hanno subito la confisca di tutti i beni in violazione del trattato italo-libico del 1956, stipulato sulla base della Risoluzione Onu del 1950 che condizionava l'indipendenza del Regno Unito di Libia al rispetto dei diritti e degli interessi delle minoranze residenti nel Paese.
Il valore dei beni è stato calcolato, al 1970, dal Governo Italiano in 200 miliardi di lire per il solo valore immobiliare. Includendo i depositi bancari e le varie attività imprenditoriali ed artigianali con relativo avviamento, questa cifra supera i 400 miliardi di Lire che, attualizzati al 2006, significa circa 3 miliardi di euro. In trentasette anni, non vi è mai stato un provvedimento ad hoc che prevedesse l’adeguato risarcimento per la confisca del 1970. Gli aventi diritto hanno beneficiato solo delle provvidenze previste dalle leggi di indennizzo a favore di tutti i cittadini italiani che hanno perso beni all’estero.
La confisca del 1970 è stata giustificata da Gheddafi come parziale ristoro dei danni derivanti dalla colonizzazione, una sorta di acconto sul preteso saldo che oggi riesce ad ottenere, anche se la distinzione da parte del leader libico fra beni confiscati e le responsabilità delle vittime della stessa è sempre stata netta. Il Governo italiano da parte sua non ha mai preteso dai libici il rispetto del Trattato violato ricorrendo alla prevista clausola arbitrale (art. 9) né hai mai posto sul tappeto il valore di quei beni “restituiti” al popolo libico se non altro per diminuire le pretese del Colonnello.
Nell’accordo Dini-Mountasser del luglio 1998 che doveva chiudere tutto il contenzioso non si fa minimamente cenno al valore dei beni confiscati agli italiani. Per quanto riguarda i visti di ingresso in Libia, dopo l'iniziale entusiasmo seguito alla visita dell'allora Presidente del Consiglio Berlusconi a Gheddafi nel 2004, nella quale il problema sembrava poter essere superato, ad oggi i cittadini italiani rimpatriati nel 1970 non possono rientrare nel Paese se non dopo aver compiuto 65 anni, tramite un viaggio organizzato e con i documenti di ingresso sia in italiano che in arabo. L'AIRL è oggi l'associazione che rappresenta e difende i diritti di tutti i rimpatriati, lotta dal 1972 per il completamento dell’indennizzo, fondando la propria battaglia su precisi presupposti giuridici e morali.
Si sente parlare ogni tanto dei crediti degli italiani in Libia, collegando questo problema con l'avvento di Gheddafi e con l'esproprio dei beni e la cacciata degli Italiani, avvenuta nel 1970. In realtà, vi sono diversi aspetti della vicenda. I "crediti delle aziende italiane in Libia" propriamente detti, risalgono ad attività economiche posteriori al 1970: i meno recenti risalgono all'inizio degli anni ottanta, i più recenti all'inizio degli anni 2000. La ragione dell'insolvenza libica per questi imprenditori non sta nella volontà politica di danneggiare gli Italiani, ma deriva da vertenze di natura amministrativa o commerciale. La varietà dei casi, trattandosi di 105 aziende, sfugge a classificazioni.
Il Governo italiano, nello spirito di cancellazione del passato nato dal Comunicato Congiunto (vedi sopra), chiese nel 2000 ai creditori dei vari Enti libici di far conoscere le rispettive situazioni per negoziarle come un blocco di crediti. La somma dei crediti pretesi raggiunse il livello di oltre 620 milioni di euro e la difficile trattativa ebbe inizio.
I libici chiesero che la parte italiana calcolasse i crediti indiscutibili all'interno dei 620 milioni di Euro; ottenuta la risposta, chiesero di ricalcolarla con i loro esperti, arrivando a conclusioni totalmente diverse; su insistenza italiana, produssero nel 2004 una proposta di rimborso forfettario, naturalmente inferiore ai 600 milioni. Riversata ai creditori, la proposta fu rifiutata e si tornò alla carica. Ad un certo punto i libici dissero (confermando un concetto già espresso in precedenza) che i creditori del gruppo potevano farsi avanti comunque uti singuli, smentendo poi questa possibilità al verificarsi del primo caso concreto.

La Libia in CIFRE in Italia:
Il 16 ottobre 2007 l’ENI e la Lybian National Corporation hanno firmato un accordo che prolunga la presenza della società energetica italiana in Libia fino al 2042 e al 2047 rispettivamente per l’estrazione del petrolio e del gas.
Tra 2008 e 2010, quasi 40 miliardi di euro sono stati scambiati tra Italia e Libia:
la banca centrale libica e la Lybian Investment Authority (fondo sovrano) hanno investito 2,5 miliardi di euro per acquisire circa il 7% di Unicredit, divenendo il primo azionista del primo gruppo bancario italiano
il 7,5% detenuto da Lafico nel capitale azionario della Juventus ne fanno il quinto investitore per dimensioni sulla borsa di Milano
l'1% dell'ENI è stato acquisito dai libici, che hanno allungano di 25 anni le concessioni energetiche, in cambio di investimenti Eni per 28 miliardi
Lafitrade, insieme a Fininvest, controllano il 10% di Quinta Communications, società di Tarak Ben Ammar
Cesare Geronzi, patron di Generali, ha accolto anni fa la Libia nel patto di società di Banca di Roma (poi Capitalia), così come in banca Ubae
il 14,8% di Retelit, società di telecomunicazioni, è controllato dalle finanziarie libiche.
Il trattato di Bengasi del 2008 ha inoltre aperto le porte a commesse da distribuire tra gli investitori italiani:
2,3 miliardi di euro per la costruzione dei 1.700 chilometri dell'autostrada costiera libica
costruzione di un centro congressi (Impregilo) e commesse di elicotteri (Finmeccanica) e segnalamento ferroviario (Ansaldo) sono stati affidati a ditte italiane.
Dal 2005 al 2009 l'Italia ha rilasciato licenze per l'esportazione di armi verso la Libia per un valore di 276,7 milioni di euro in progressione crescente, di cui tre quarti del valore nel solo biennio 2008-2009. L'Italia è stata così il primo paese UE per esportazioni di armi verso la Libia, coprendo un terzo del totale nel quinquennio. Il valore delle esportazioni è coperto principalmente da aerei militari, ma comprende anche missili ed attrezzature elettroniche. Un'ulteriore consegna di 8 mln € di armi leggere attraverso Malta è stata fatta risalire alla Fabbrica d'armi Pietro Beretta. Non sono chiare le autorizzazioni ricevute per la consegna.

Questo è il passato, ma presto il presente potrebbe non essere più tranquillo.
Con una guerra civile che dista da noi pochi chilometri, dove gli americani presto o tardi arriveranno ad intervenire per sedare la dittatura del Leader Libico, ci potremmo ritrovare tutti in men che no si dica ad essere coinvolti in un orrenda vicenda.
E' da mezzo secolo che si parla di soprusi alla popolazione Libica, dove l'unico ad arricchirsi è stato lo "Stato" ed ora che il sangue scorre per strada, ora che la guerriglia impazza per le vie di tutte le città Libiche, si sente dire che il governo è propenso a dare un aumento di stipendio ai cittadini.
Una cosa è certa, l'America da sola non può controllare i diversi conflitti Mondiali, per questo sarà costretta a chiedere l'intervento dei propri alleati... ed indovinate chi è un servile alleato dell'America? Si proprio l'Italia.

venerdì 24 dicembre 2010

Buon Natale 2011 a Te

La storia avvolte insegna come possa essere dura andare avanti;
La storia avvolte insegna come possa sembrare impossibile difendere ciò che Ami;
La storia avvolte insegna come si facile confondere genio e pazzia;
La storia insegna che in una guerra 'è chi vince e chi perde..

La Storia non insegna quale strada percorre per andare avanti...
La storia non insegna che l'amore si difende da se.. quando esso è Vero e Puro...
La Storia non insegna che la follia è il genio sono la stessa persona, cambia solo il punto di vista da dove lo si osserva....
La Storia non insegna che ... chi arriva ad una guerra, ha perso in partenza.

Io cammino sempre sulla mia strada, non curandomi di me stesso soltanto, affronto le vicissitudini della Vita di chi incontro su di essa,
cercando di conoscere affondo chiunque esso/a sia.

E a te che sei il mio amore... posso solo dire... Ti amo e vorrei poter camminare con te percorrendo quanta più strada possibile.

Ciao AMORE MIO... sei sempre con ME

Dati personali

Le mie foto
Mi chiamo Leone, nasco nel 1978 a Tropea in Provincia di Vibo Valentia. Per natura mi definisco viaggiatore!!! Da piccolino leggendo Salgari, mi rivedevo tantissimo nel carattere di alcuni suoi personaggi. Oggi che sono "grande" vorrei portare le persone a ricordare quanto possa essere bello sognare... "Non dite mai ad un Bambino che i sogni non esistono, sarà allora che avrete creato un Mostro". Dopo questo...continuate a conoscermi!